Salvatore Amelio

“I colori del bronzo”
di Graziano Campanini
pubblicato nel volume “Salvatore Amelio. Sant’Agostino, vie di terra ed acque”,
Minerva Edizioni, Bologna, 2008

Ad un certo punto il fiume Reno dopo essere sceso fin dai monti della toscana ed essersi inoltrato nella grande pianura padana compie una gran curva e si dirige verso il mare adriatico dove a Casal Borsetti si immette nel mare. Questa gran curva si compie nel territorio del comune di Sant’Agostino a ridosso del gran bosco della Panfilia.
E’ questo uno degli angoli naturali più belli d’Italia, quasi duecento ettari di bosco golenale, unico relitto archeologico di bosco golenale dell’Emilia Romagna.In questo incontro di acque e di alberi vivono animali selvatici come il gallo cedrone, il cervo , la civetta… Ed il luogo è anche rinomato per la produzione del tartufo bianco il cui profumo si spande per le vie del paesee della città in occasione della sagra del tartufo. Sant’Agopstinno in paludibus era il nome antico di questo luogo ai confini di due mondi culturali, religiosi ed economici . Un mondo diviso tra terra ed acque, un mondo diviso tra le province di Bologna e Ferrara, un mondo religioso appartenente alla diocesi di Bologna pur nel territorio ferrarese. david cloud Oggi di paludi non se ne vede neppure l’ombra perché per generazioni e generazioni gli abitanti di Sant’Agostino hanno lavorato, dissodato la terra, incanalato le acque dei fiumi, costruito canali, resa l’agricoltura ricca, fiorente, ordinata.

Fotografia di Andrea Samaritani

Da qui inizia tuttavia un mondo che arriva fino all’adriatico e che nelle antichissime mappe del Cinquecento e del Seicento possiamo leggere come descritto e formato da città e cittadine ai bordi di valli, di laghi, di gorghi, di luoghi dove spagliavano fiumi e canali , in cui la terra emergeva solo per i mesi estivi e mageri da novembre a marzo era sott’0acqua in cui viaggiare in barca era forse meglio e più sicuroi chje viaggiare a piedi . Molti toponimi ricordano questa situazione: Casumaro (case apud mari), Tamara ( terra amare), Portomaggiore, o Pontelagoscuro, questo mondo, questa civiltà nasce in questo incrocio di terre e di acque. Oggi nel territorio comunale vi è l’incrocio di numerosi corsi d’acquea e contemporaneamente grosse opere dell’uomo per mantenerle controllate. Non solo vi passa il fiume Reno che un tempo spagliava qui e che oggi è regolato fino al mare ma da qui nasce il cavo napoleonico che finisce dopo trenta kilometri nel Po.Vi passa il canale emiliano romagnolo ed altri canali (quello che passa sotto il Reno) tutti utili per irrigare la grassa campagna circostante. Se posso permettermi alcuni ricordi personali penso ad uno dei miei primi lunghi viaggi in bicicletta da Pieve di Cento dove sono nato fino alla “Baita”, quando avevo dieci dodici anni e si andava lì per fare il bagno e mangiare “i gnocchini fritti”. I grandi gattici servivano per tuffarsi nelle acque sempre fangose del fiume (Rhin, in celtico significa giallo per le acque limacciose). Qualcuno più esperto di me appendeva ai grandi rami degli alberi corde che tenevano strette gomme di camion trasformate in altalene utilissime per i tuffi. . Erano quelle le prime escursioni di ragazzi che quando le acque cominciarono ad essere inquinate ci constrinsero a trasferisci tutti al mare. Però è uno di quei ricordi che non posso dimenticare perché quella specie di mondo l’ho ritrovato soltanto in qualche film americano o francese, o nella letteratura di Cesare Pavese, e che purtroppo almeno nel Centro-Italia non è più frequentabile.

Fotografia di Andrea Samaritani

Più a lungo è restituito il primo tratto del cavo napoleonico che per molto tempo è stato considerato dai ragazzi di Sant’Agostino la loro piscina privata. La città oggi è quasi completamente moderna salvo qualche raro palazzo nella campagna come il Palazzo dalla quattro torri o la chiesa parrocchiale. Non esiste un vero e proprio centro storico , la natura ha sempre fatto da padrona nel territorio mentre la cultura ha prodotto qualche notevole emergenza architettonica e soprattutto si è esplicata nel lavoro dell’uomo. Summa e spiegazione di quanto ho detto prima è divenuta però la nuova piazza cittadina che si trova tra la Parrocchiale e il municipio, a lato della Provinciale che Modena porta a Ferrara. Circjumosinnuy . Al centro della piazza si trova una grande scultura in bronzo di Salvatore Amelio ed è sintomatico che l’amministrazione comunale l’abbia voluta porre nel centro della piazza in quello che oggi è la nuova identificazione di quello che in futuro sarà detto scentro storico. Attorno a quest’opera che è divenuta il perno di questo nuovo modo di pensare la città i cittadini di Sant’Agostino di identificarsi, di ritrovare la loro storia passata e forse la consapevolezza di star cerando il futuro della città. Si deve alla sapiente maestria dell’artista aver saputo individuare i percorsi emotivi degli abitanti di Sant’Agostino ed anche i riferimenti alla storia passata: storie di agricoltura, storie di fiumi e di acque, storie di lavoro duro e di fatica, storie della conquista di un benessere dovuto al duro lavoro alla fatica, ma anche alle intelligenze che hanno saputo costruire un sistema delle acque almeno per oggi ancora funzionante.

Fotografia di Andrea Samaritani

A queste idee di fondo Salvatore Amelio ha dato forma attraverso l’uso sapiente che egli sa fare del bronzo, nella grande scultura vi sono come due quinte scenografiche una rivolta verso il municipio, l’altra verso la chiesa, molto alte, di cemento a cui sono applicati i lavori in bronzo. Sono due argini del Reno su cui le acque si convogliano, sono due ali dei grandi uccelli che sorvolano la campagna, sono vele che portano alle speranze di un’intera collettività, sono quinte di un teatro della vita che quotidianamente si svolge nella piazza medesima, piazza intesa come teatro della nostra civiltà, o forse sono tutte queste cose assieme. Salvatore Amelio è pittore, disegnatore e soprattutto sculture ed ha abituato il territorio circostante delle sue grandi creazioni in bronzo. Ritengo tuttavia che questa grande fontana nella piazza di Sant’Agostino sia la sua opera migliore (per ora naturalmente). Non solo le perfette fusioni di bronzo che pur ricordando i suoi guerrieri ci mostrano un fiume Reno che versa acque di vita attraverso una grande anfora (di berniniana memoria) ma anche i voli di gabbiani che si liberano oltre questa scultura e che pur essendo di bronzo ricordano altri suoi lavori.