La Nuova Ferrara

Servizi fotogiornalistici di Andrea Samaritani

La collaborazione con il quotidiano La Nuova Ferrara è iniziata nel 1989.
Di seguito i servizi fotogiornalistici pubblicati dal 2011

 
   
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   La Nuova Ferrara, 25 maggio 2012 testo e fotografie di Andrea Samaritani
    


   

     

L’Assunta: in terra

Testo e foto di Andrea Samaritani

Il terremoto sta cambiando l’identità culturale e storica delle terre centesi. Un pezzo alla volta sta venendo giù quello che i nostri padri avevano pazientemente costruito nei secoli. Tra le azioni di prevenzione intraprese in questi giorni è stato deciso di mettere in sicurezza una importante testimonianza artistico-religiosa della nostra storia.

Da ieri è scesa in terra l’ “Assunta”, in cielo, opera pregievolissima del Guercino, dipinta nel 1622, appositamente pensata per essere collocata nel soffitto, nella navata centrale, della chiesa del Santissimo Rosario di Cento.

La tela raffigurante la Madonna attorniata dagli angeli è scesa lentamente, calata dall’alto da quattro esperti vigili del fuoco della compagnia di Ferrara, coordinati da Emanuela Fiori, ispettrice della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Bologna, e da Fausto Gozzi, direttore della Pinacoteca Civica del Comune di Cento.

Fuori dalla chiesa tanti curiosi e un gruppo nutrito di membri dell’Arciconfraternita del Rosario, che affonda le sue radici nel sec. XVI, e di cui fu Priore lo stesso Guercino per molti anni. Il Guercino era molto legato alla Chiesa del Rosario, tanto che volle per la sua famiglia la “Cappella del Guercino”, dove è collocata ancora oggi l’imponente e affascinante tela della Crocifissione.

La tela dell’Assunta è ancora in perfetto stato di conservazione, nonostante che la chiesa ha riportato evidenti danni a causa del terremoto, visibili nelle crepe e nei tanti calcinacci caduti a terra. L’opera è stata immediatamente trasportata nella vicina Pinacoteca Civica, dove nei giorni scorsi erano state collocate altre due opere prelevate dalle macerie della chiesa di Buonacompra. In Pinacoteca si stanno quindi accumulando quadri antichi che si trovano adesso vicini, tolti dalle precarie condizioni delle chiese centesi, dando vita così a una sorta di mostra “casuale”, non voluta nè programmata, che potrebbe essere interessante rendere pubblica, tra qualche mese quando il triste evento del terremoto sarà solo un ricordo.
  

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   La Nuova Ferrara, 8 aprile testo e fotografie di Andrea Samaritani
  

     

Un’opera d’arte per non dimenticare il padre del Teatrino.
Renazzo: la sala parrocchiale intitolata a Gallerani. Scoperto il bassorilievo in terracotta dello scultore Adelfo Galli.

Testo e foto di Andrea Samaritani

“Gli sposi escono dalla chiesa tra due ali di folla, come nell’abbraccio dei portici di San Pietro a Roma. La gente fa festa, più in là la banda intona una musica allegra, davanti alcuni bambini invitano l’osservatore a entrare nella scena e a guardare attentamente per scoprire che tra il pubblico c’è raffigurato, in terracotta come il resto dell’opera, Pier Paolo Gallerani, con un libro da regista in mano”. Descrive così, commosso e partecipe Adelfo Galli, l’autore-scultore dell’opera svelata domenica pomeriggio a Renazzo, un imponente bassorilievo in terracotta inserito nell’ingresso della Sala Polivalente della parrocchia di San Sebastiano. Nell’occasione la sala è stata ufficialmente intitolata allo stesso Pier Paolo Gallerani, indimenticabile fondatore del Teatrino di Renazzo, del Circolo Culturale Amici del Museo, e del Corpo Bandistico Renazzese, morto prematuramente nel 2010 a soli 57 anni. “Pierpaolo era straordinariamente umano e un fulcro di risorse culturali”, ha ricordato Cristina Cristofori, consigliera del Circolo. Nella sala gremita erano presenti i familiari di Gallerani, il parroco Don Ivo Cevenini, l’assessore alla Cultura del Comune di Cento Claudia Tassinari, e gli amici del Teatrino che hanno ricordato commossi il carattere creativo e propositivo che Gallerani ha regalato a tutta la comunità renazzese.
Al termine della cerimonia il gruppo “M.Colletti musica d’autore” ha tenuto un concerto tributo a Fabrizio De Andrè. “Da piccolo mi dava gli spartiti di Fabrizio De Andrè. Il cantautore genovese era la grande fonte di ispirazione di Gallerani” ci racconta Maurizio Colletti, presidente del Circolo Culturale Amici del Museo, e continua “In ogni sua commedia c’erano degli stacchi musicali di De Andrè, aveva anche riadattato una sua famosa canzone -Creuza de ma- in dialetto renazzese. Ai funerali, due anni fa, avevamo suonato per lui, in piazza, le canzoni di De Andrè, e anche oggi abbiamo voluto dedicargli un intero concerto, perché siamo sicuri che anche questo è un bel modo di ricordare Pier Paolo Gallerani”.
   

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   La Nuova Ferrara, Adolfo Wildt- Aroldo Bonzagni binomio d’arte da Cento a Forlì,
    28 gennaio 2012, testo e fotografie di Andrea Samaritani
  

   
Adolfo Wildt – Aroldo Bonzagni binomio d’arte da Cento a Forlì
Testo e foto di Andrea Samaritani

Con l’importante mostra antologica delle scultore dell’artista svizzero Wildt, che si inaugura sabato 28 gennaio ai Musei San Domenico di Forlì (fino al 17 giugno), prosegue il felice periodo per le collezioni d’arte del Comune di Cento, che vede le opere centesi andare in tournée nei più importanti musei e collezioni d’arte nazionali.
In questi giorni due grossi camion di una ditta specializzata in trasporti di opere d’arte hanno occupato la piazza del Guercino a Cento. Una occupazione che non aveva motivazioni sindacali ma artistiche: trasportare una imponente scultura in marmo bianco di mezza tonnellata, alta più di due metri, dalla Galleria d’Arte Moderna A. Bonzagni alle sontuose sale espositive dei Musei di Forlì.
“Monumento funebre ad Aroldo Bonzagni”, così si chiama la suggestiva scultura realizzata nel 1919 da Wildt in memoria del famoso pittore centese.
Prima della partenza è stata accuratamente pulita e sistemata da due esperte restauratrici di Bologna: Marisa Caprara e Monica Ori, che hanno ricevuto l’incarico direttamente dai Musei di Forlì, con la raccomandazione di “tirarla a lucido” perché la sua collocazione sarà centrale rispetto alle oltre 200 opere in mostra.
La scultura fino agli anni settanta era nella Certosa di Milano, dove è sepolto Bonzagni, poi per merito dell’insistente e caparbia volontà di Elva Bonzagni, sorella del pittore, fu portata a Cento. L’opera fu realizzata grazie ad una sottoscrizione effettuata fra gli amici artisti, di Brera e della Permanente di Milano, primo sottoscrittore Arturo Toscanini.
L’opera è formata da tre grandi maschere (che raffigurano l’ironia, la satira e il dolore) e un albero in mezzo. “E’ una sintesi geniale della vita e di tutte le opere di Bonzagni”, ci racconta Fausto Gozzi, direttore della Pinacoteca Civica di Cento, e prosegue, “L’ironia e la satira, ad esempio, sono ben rappresentate nelle sue molteplici illustrazioni pubblicate sui quotidiani nazionali di allora, realizzate con una forte chiave ironica, senza freni. Prendeva di mira i personaggi del tempo: D’Annunzio, Turati, Vittorio Emanuele e tanti altri. Queste due componenti erano anche espressione della sua vita, perché era un dandy, un gaudente. Disegnando i manifesti pubblicitari per la famosa sartoria Raffaelli di Milano riceveva in cambio abiti gratis che sfoggiava con eleganza e con un pizzico d’ironia, appunto, nei circoli e nei salotti milanesi. La terza maschera però rappresenta il dolore. Perchè Bonzagni, nonostante fosse già famoso e appartenesse ai più rappresentativi circoli artistici milanesi, ha dovuto battagliare tutta la vita per far tornare i conti a fine mese. Da considerare anche che la componente del dolore della guerra era presente nella quotidianità di quegli anni: il pittore centese ha visto cadere in trincea quasi tutti gli amici artisti. Infine l’albero, piccolo, con soli tre ramoscelli, che rappresenta la prematura scomparsa di Bonzagni, che morì a soli 31 anni”.
    

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    La Nuova Ferrara, Guercino tele in tournée a Palazzo Barberini,
    14 dicembre 2011, testo e fotografie di Andrea Samaritani
 


 

   

 

Guercino, tele in tournée a Palazzo Barberini a Roma
Testo e foto di Andrea Samaritani

“Il Guercino fu invitato a fare da padrino al battesimo di un bambino di Renazzo. Dopo la cerimonia chiese un sacco di iuta, già usato in campagna, e ci dipinse la scena alla quale aveva appena partecipato: un bambino appena nato tra alcune figure, una madre e un santo”. Questa è una delle tante storie, leggende, che si tramandano da secoli nel centese. Ce la racconta Don Ivo Cevenini, parroco della chiesa di S.Sebastiano a Renazzo, dove sono conservate le due tele del Guercino che in questi giorni, come si vede nelle foto, sono state staccate dagli altari delle navate per essere esposte a Palazzo Barberini a Roma, Il “Miracolo di S. Carlo Borromeo” del 163 e “la Madonna con S.Pancrazio e S. Monica” del 1615. “Sono qua dal 1947 e di storie sul nostro grande pittore ne ho sentite altre, come la disquisizione infinita davanti al quadro di S. Carlo Borromeo: per molti il santo guarisce la cecità della bambina grandicella, per altri il bambino appena nato. Insomma a Renazzo ci si chiede ancora, dopo quattro secoli, chi era il cieco!”. Del quadro di S. Pancrazio si ricorda ancora quando Don Antonio Masotti nella metà dell’ottocento voleva metterlo in granaio per fare posto a una statua dell’Immacolata, perché in quel periodo storico si preferiva mettere le statue nelle nicchie, però ci fu una sollevazione dei popolani che costrinsero il parroco a tenere il Guercino lì dove è ancora adesso. Don Ivo non è preoccupato che i quadri non ci siano per qualche mese (la mostra finirà a marzo del 2012) e che le navate rimangano vuote. “La parrocchia è abituata ad aspettare”, continua il parroco, “La ‘Madonna col Bambino e i Santi’, è stata via per ben sei lunghi anni, dal 1978 al 1984, perché l’avevano rubata. Ci eravamo già messi il cuore in pace, è impossibile che la ritrovino, dicevamo tra di noi. Invece ce l’hanno riportata, e abbiamo fatto una grande festa!”.
“Aveva 21 anni quando dipinse i misteri del Rosario” spiega Fausto Gozzi direttore della Pinacoteca Civica di Cento al parroco Don Gabriele Carati, della chiesa di Corporeno, da dove è stata staccata la tela con i quindici misteri del Rosario, e continua, “queste scene piccole sono graziosissime, è il primo dipinto del maestro che si conosce”, poi si sofferma su come allora venivano trasferite le opere, “in Pinacoteca conserviamo una lettera del Guercino che scriveva così: ‘il quadro è finito, però per venirlo a prendere dovete aspettare la bella stagione’, allora c’erano le carrozze, le strade erano viottoli di fango, c’erano i briganti, spostare queste grandi tele era proprio un’impresa. Oggi ci sono gli imballaggi, i paranchi, i camion super accessoriati, e maestranze di facchini superspecializzati, come la ditta di Venezia che in lunedi ha effettuato questo imponente e importante trasloco dalle chiese del centese a Roma”.